Archive for the ‘Economia’ Category

LO STRANO FINANZIERE DEL VILLAGGIO

Friday, March 5th, 2010

C’era un piccolo villaggio dove abitava un uomo molto, molto ricco. Un giorno decise di comprare tutti i polli che c’erano. Nessuno ne capiva la ragione, lo strano signore infatti non aveva affatto intenzione di aprire un allevamento.
<<Perché non compri polli un po’ alla volta>> suggerì un paesano.
<<Ma così ci vorrebbe un sacco di tempo>>.
<<Sì, ma in questo modo non faresti salire i prezzi. Non vedi quanto costa un pollo adesso? Dai il tempo di produrre di più… così i prezzi non salgono alle stelle>>.
<<Ma io è proprio questo che voglio>> spiegò lo strano signore. <<I prezzi devono salire!>>
Un bel giorno però smise di comprare polli e la gente non seppe più niente di lui. Alcuni pensavano che fosse fuggito, altri credevano che fosse morto. In realtà si era messo a vendere polli. Ma di nascosto! Senza dare nell’occhio.
<<Perché non ti fai pubblicità>> chiese un signore. <<Con quello che costano adesso i polli, faresti una fortuna>>.
<<Non voglio che la gente sappia che vendo polli>> rispose lo strano signore. <<Deve pensare che io li stia ancora comprando>>.
<<Ma in questo modo non li venderai mai>>.
<<Questo è ciò che pensa la gente e questo è il motivo per cui i prezzi non scenderanno tanto in fretta>>.
Un bel giorno i polli finirono e lo strano signore portò in banca la cifra milionaria che aveva accumulato.
<<Che cosa farai adesso che non hai più polli da vendere?>> chiese un paesano.
<<Venderò denaro>> rispose lo strano signore. <<Vedi… aprirò un negozio e lo chiamerò la Borsa del Villaggio. Tutti verranno da me per avere titoli e finché la domanda aumenterà il prezzo salirà. Quando sarà abbastanza alto comincerò a vendere e farò un sacco di soldi>>.

IL VORTICE DEL DEBITO

Friday, December 18th, 2009

Il debito pubblico pesa su ogni cittadino con oltre 40 mila euro, ciò significa che ognuno di noi paga indirettamente oltre mille euro l’anno di interessi. Che cosa direbbe un operaio che si vedesse portar via uno stipendio all’anno per pagare i debiti del governo? Questa operazione però viene praticata in modo occulto, attraverso le tasse. Che cosa direbbe, invece, se si vedesse portare via altri due stipendi per pagare gli interessi sul debito privato? Già, perché gran parte dei prodotti che compriamo sono di multinazionali americane e britanniche, con un debito privato alle stelle. E questi costi naturalmente vengono fatti ricadere sul consumatore, sempre occultamente, attraverso l’incremento del prezzo finale. Ma tutto ciò solo per pagare gli interessi! Quanto dovrebbe sborsare il nostro povero operaio per pagare anche i debiti? Fate voi i conti, ma al nostro povero lavoratore non rimarrà più nulla. Una volta pagato l’affitto e i propri debiti personali (per comprare l’auto, il telefonino o per pagare il mutuo), sarà costretto a indebitarsi ulteriormente per sopravvivere. Un ciclo senza fine, un baratro spaventoso, in cui abbiamo da tempo superato il punto di non ritorno.
Ma il debito incide sui costi di un’azienda, perché le obbligazioni devono essere remunerate e le banche pretendono guadagni folli solo per aver digitato una cifra su un terminale. L’azienda ha allora diverse strade: produrre prodotti di scarsa qualità, che si rompono subito, assumere precari, esportare il lavoro in oriente, dove costa meno. Questo ovviamente crea un impoverimento ulteriore dell’occidente, che così non è più in grado di pagare il debito. Ecco come è stata anticipata ed esagerata la crisi dei mutui: proprio nel momento in cui la gente che prima era in grado di pagarli non lo era più. Un circolo vizioso che qualcuno come Obama o altri governi hanno tentato di risolvere. E indovinate come? Con altro debito! Un immenso favore agli speculatori e alle banche!
La verità è che questa non è una crisi, ma una guerra economica. Non sono più solo gli stati a entrare in guerra, sono anche le lobby e i gruppi finanziari. L’esito di questa guerra potrebbe essere la fine del dollaro e un riassetto geopolitico globale. Ma sinché non ci sarà un cambiamento radicale nel sistema economico basato sul debito, gli unici a rimetterci saranno i cittadini, che continueranno a protestare contro i governi invece di riconoscere il reale problema nel sistema bancario.

DISSESTO GEOPOLITICO GLOBALE

Wednesday, April 1st, 2009

Il potere sfuggirà dalle mani degli ingordi e la perversa economia, prima o poi, si rivolterà contro i suoi stessi ideatori. E’ una corsa imprevedibile, il macchinista un pazzo criminale, e noi ci troviamo su un binario morto. Obama doveva essere il salvatore, ma è soltanto il beniamino della Goldman Sachs, un uomo di Brezinsky. L’unica chance per invertire davvero la rotta è di dare ascolto ai veri economisti, a coloro che, con largo anticipo, hanno annunciato ciò che stava per arrivare. Personaggi come Nouriel Roubini della New York University, il gruppo francese Europe 2020, l’analista Gerald Celente, il ricercatore francese Emmanuell Todd o l’ex-analista del Kgb Igor Panarim.
Prima si parlava di dissesto economico, di crisi endemica o strutturale, adesso gli stessi grandi “profeti” parlano già di dissesto geopolitico. I santoni dell’economia hanno una soluzione: Lyndon Larouche, che negli anni si è dimostrato essere un vero guru dell’economia, ha lanciato l’appello finale a Mr. Obama. Gli darà ascolto almeno questa volta? Lo sapremo dopo il G20 di domani.


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LA GRANDE TRUFFA DEL DEBITO PUBBLICO

Thursday, March 19th, 2009

Perché il governo non rende pubblica Bankitalia e non si stampa i soldi che servono per saldare il debito pubblico? Sapevate che se non fosse per gli interessi maturati ogni anno il bilancio italiano sarebbe in attivo? Ogni anno 80 miliardi di interessi si aggiungono a un debito mostruoso, che già da tempo ha superato il PIL. Secondo voi il governo come fa a recuperare questo denaro? Beh, facendo ciò che pure noi saremmo costretti a fare: aumentando le tasse, tagliando fondi alla scuola, riducendo le pensioni etc etc. La principale obiezione mossa a chi propone di statalizzare la banca centrale è il pericolo di iperinflazione, come è successo in Germania negli anni trenta. Il compromesso è semplice: Bankitalia può anche restare in mano privata e la BCE può continuare a decidere quanta moneta emettere, ma che motivo c’è di indebitare lo stato? Perché l’emissione vera e propria (non la decisione del quantitativo) non può tornare allo stato? Perché mai lo stato si deve indebitare se la moneta appartiene ai cittadini? Con chi si indebita? Perché a qualche cittadino sveglio il sospetto potrebbe venire: non è che la moneta appartiene alle banche? E se appartiene alle banche è di enti privati, ovvero di banche italiane azioniste di Bankitalia, a sua volta azionista della BCE.
Che bisogno c’è di scambiare titoli di stato col denaro da emettere? In realtà in base all’art. 101 del Trattato Istitutivo della Comunità Europea non è possibile sostenere il debito pubblico con acquisti di titoli di stato sul mercato primario, ma solo indirettamente con operazioni di mercato aperto. Ma concettualmente il problema non cambia e viene soltanto oscurato. In pratica la banca centrale continua a produrre base monetaria sulla base di titoli che compra con denaro prodotto a costi di stampa e li rivende a prezzi di mercato. La banca centrale quindi non guadagna solo sugli interessi, ma sull’intero importo nominale della cartamoneta stampata. Questo è un sistema davvero geniale (per i banchieri) di creare fondi neri. Assomiglia al gioco delle tre carte perché quando ti chiedono con chi è indebitato lo stato ti viene da rispondere… con i cittadini.
Ma non finisce qui, perché il 92% della liquidità esistente è creata dalle normali banche. Questo si chiama credito e si basa sulla cosiddetta riserva frazionaria. In altre parole il denaro che pensate di avere in banca in realtà non c’è! Non esiste! Non per niente quando dovete ritirare una grossa somma vi fanno aspettare alcuni giorni. La moneta è creata dal nulla, come ripetono da anni nobel per l’economia del calibro di Maurice Allais. La moneta può essere creata (con il credito) e distrutta (con la chiusura di finanziamento). Il fatto è che non sarà mai possibile chiudere tutti i debiti perché la moneta è emessa tutta a debito. Significa che se all’inizio il debito uguaglia la massa monetaria, si aggiunge in seguito l’interesse. E l’interesse aumenta, aumenta… ma chi stampa il denaro per coprire questi interessi?
Ora vi sarà chiaro perché l’attuale politica adottata a livello globale per affrontare la crisi è del tutto fuori strada. Si stanno “tappando” debiti con altri debiti, anche ora che il sistema è al collasso. Ed è tutta questione di tempo. Se Cristoforo Colombo avesse contratto un euro di debito per scoprire l’America ora non gli basterebbe tutto il denaro del mondo per pagare il debito. E’ un sistema che non può continuare in eterno, perché è esponenziale. Quanto tempo pensate possa durare un sistema del genere? Beh, è già durato troppo e ciò che sta accadendo ne è la dimostrazione. Il debito USA ha raggiunto il suo punto di non ritorno circa 15 anni fa e anche l’Italia l’ha già raggiunto. Quando il debito pubblico supera il PIL di un paese è quasi impossibile farlo scendere.
In questi giorni Europe 2020, il noto gruppo di anticipazione politica, ha ribadito che il collasso vero e proprio giungerà nell’estate. Il pianeta si troverà a un bivio e a quel punto sarà d’obbligo scegliere: o per una nuova classe di potere e nuove regole, o per il baratro in cui saremo trascinati per i prossimi dieci anni, con conseguenze molto difficili da prevedere.

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L’ILLUSIONE DELLA SCARSA OCCUPAZIONE CI HA FREGATI

Thursday, March 5th, 2009

Mentre la disoccupazione avanza ci chiedono di consumare di più per tenere in piedi il sistema; nessuno si è chiesto se consumiamo per produrre o produciamo per consumare. La piena occupazione in realtà è un problema semplice, ma è stato complicato. Secondo Keynes l’occupazione dipende dalla domanda, nella quale rientrano gli investimenti. La sua ricetta alla crisi è questa: un governo in deficit che investa per costruire ponti, infrastrutture e dare lavoro alla gente. Un’idea a prima vista arguta e funzionale, ma davvero pericolosa. Ora vi spiegherò perché. La politica economica keynesiana potrebbe effettivamente dare nuovo slancio alla produzione e l’effetto si moltiplicherebbe, le perdite del primo anno sarebbe presto recuperate gli anni a venire, con la tassazione derivante dalla maggiore produzione. Una scelta vietata dal tetto di Mastricht del 3%, ma che comunque potrebbe essere applicata in altri modi: ad esempio abbassando le tasse e incentivando i consumi e gli investimenti, quindi tutta la produzione, evitando al contempo di incentivare l’acquisto di prodotti esteri o che gli utili finiscano in risparmi. Voi direte: che cosa c’è di diabolico in tutto questo? Semplice: il debito e gli interessi. Ogni volta che si vuole dare slancio all’economia, si è costretti a farlo con l’apertura di nuove linee di credito. Se invece lo stato potesse emettere moneta, non vi sarebbe lo spauracchio del debito pubblico a frenare l’economia. Lo stato sarebbe capace di compensare l’emissione con le entrate (tasse) e garantire un giusto rapporto tra massa monetaria e produzione, generando euflazione (non deflazione, e nemmeno inflazione o perdita di potere di acquisto).
Un governo libero dal giogo bancario potrebbe fare questo e potrebbe proteggere la propria economia, particolarmente in un momento di crisi globale. Le aziende che da anni delocalizzano esportando milioni di posti di lavoro, là dove costa meno, potrebbero restare sul territorio, con l’adozione di una politica protezionistica di transizione. L’unica scelta, credetemi, se non si trova una forte collaborazione internazionale per riscrivere nuove regole per la finanza. Ma il risultato finale deve essere un libero mercato in cui il mercato sia libero, e lo è nella misura in cui si ha concorrenza e non monopolio o cartello, e nella misura in cui il senso etico è più forte dello stimolo a sfruttare il prossimo.
Cambiando la politica, si può cambiare l’economia. Ecco come si tiene in piedi il sistema.

L’INCANTESIMO FINANZIARIO DELLA CRISI

Saturday, February 28th, 2009

So che quanto sto per dire può apparire incredibile o persino irreale, ma so anche che a giugno non sarà più così strano e che a novembre qualcuno comincerà a comprendermi. Le soluzioni che i governi e la finanza globale stanno adottando sono fuori strada! Non si può risolvere il problema del debito con altro debito, non si può lasciare tutto quanto nelle mani di chi nell’abisso ci ha gettato già una volta. L’informazione so che sta nascondendo gran parte dei fatti: il governo islandese ad esempio è stato mandato a casa con una “rivoluzione di piazza” e l’assalto al Parlamento, in Bulgaria, in Lituania, in Lettonia, in Francia e in Russia stanno scoppiando scontri con le forze di polizia, a causa della crisi. Tra non molto alcuni stati USA potrebbero rifiutarsi di versare le tasse al governo federale. Se l’economia dei paesi avanzati dovesse crollare e questi fenomeni dovessero accentuarsi il pericolo è l’immigrazione di massa dai paesi asiatici e africani. Ma voglio far notare l’ordine di grandezza, perché si tratterebbe di decine di milioni di persone che giungerebbero da ogni parte del mondo, in preda alla disperazione. Dobbiamo riappropriarci dell’informazione se vogliamo che qualcosa cambi, perché l’unica soluzione è rompere l’incantesimo. Facendolo, come per magia, il disastro verrà scongiurato. Perché di questo si tratta, di un incantesimo creato sul nulla, di accordi ingannevoli e fraudolenti tra le parti. Tra me e te, tra il tuo vicino di casa e la banca. Lo stesso denaro ha perso il suo significato, dato che nelle banche il denaro non c’è più da tempo e tanto meno l’oro. Sono vuote! Se non mi credete andate a ritirare i soldi che avete messo da parte domani mattina. Non li hanno, e non li hanno perché non esistono. Poi ci sono cose fantastiche di ogni tipo, creative al massimo, cose pazzesche come i derivati, i titoli strutturati, titoli spazzatura… parliamo anche di crediti, soldi contabili, montagne di debiti. Ecco di cosa stiamo parlando. Bugie! Bugie! Bugie!
Rompere l’incantesimo vorrebbe dire cambiare le cose da un giorno all’altro. Eliminare i debiti pubblici e ricominciare una nuova era. Le imprese possono cominciare a produrre di più subito, per che motivo non dovrebbero farlo finché c’è domanda e manodopera da impiegare? Vedete che è un non-sense. Qualcosa di questo sistema non funziona. Ma allora è arrivato il momento di cambiarlo, non credete? A che gioco stiamo giocando, ci stiamo prendendo in giro l’uno con l’altro? Dietro le quinte a divertirsi di noi, sapete chi c’è? Il banchiere, il magnate, l’affarista. Capite? E magari ha messo in piedi tutto quanto andandosi a gustare lo spettacolo dall’Australia, dove qualsiasi grande pericolo è scongiurato dalla vastità del territorio, dalle risorse essenziali illimitate e dalla improbabile immigrazione di massa.
Si tratta di un incantesimo! Di cosa parliamo allora: di Tremonti Bond, di nuovo credito per le banche… debiti, debiti, debiti. Basta! Tutto ha un limite e il capitalismo è giunto a capolinea, costruiamo qualcosa di nuovo. Si può fare!

Seguono alcuni video.

Scontri in Lituania, Lettonia e Bulgaria:

http://www.youtube.com/…

Rivolte a Mosca:

http://www.youtube.com/…

Scontri a Parigi:

http://www.youtube.com/…

Assalto al parlamento islandese e caduta del governo:

http://www.youtube.com/…

COLPO DI STATO INTERNAZIONALE

Saturday, February 21st, 2009

“Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la giusta crisi globale e i popoli accetteranno un Governo mondiale”. Così parlava David Rockefeller nel 1994, il magnate della finanza internazionale. Il recente meltdown borsistico e gli scioccanti appelli a un Nuovo Ordine Mondiale, riecheggiano quelle parole con insistenza sempre maggiore, e quello che prima sembrava un tintinnio ora si sta trasformando in un terremoto. Che cosa succederà nei prossimi mesi? Andiamolo a chiedere a coloro che la crisi l’hanno prevista con largo anticipo. Nouriel Roubini, docente di economia alla New York University, è divenuto famoso per le sue previsioni accurate, già nel 2005. Il suo è un forte richiamo alla nazionalizzazione delle banche, ma sottolinea anche il ritardo di Europa e Giappone negli interventi di salvataggio. Più catastrofista è invece Europe 2020, l’istituto francese di analisi e previsioni geopolitiche, tra i cui membri annovera personalità di spicco della politica e della finanza. L’ultima pubblicazione è di pochi giorni fa e annuncia chiaramente una rottura non solo finanziaria, ma anche politica, verso la fine del 2009. Scrivono: “Il nostro team è arrivato alla conclusione che a causa dell’incapacità dei leader internazionali di comprendere pienamente lo scopo della crisi in corso (determinata ovviamente dal loro interesse a curare le conseguenze piuttosto che le cause), il sistema globale entrerà in una quinta fase nell’ultimo trimestre dell’anno, quello della destrutturazione geopolitica”. La soluzione, scrivono, è questa: “C’è solo un piccola finestra per prevenire questo scenario: i prossimi quattro mesi, prima dell’estate del 2009. In pratica, il summit del G20 è probabilmente l’ultima possibilità per rimettere in carreggiata le forze in gioco, prima che il processo di fallimento degli Stati Uniti e della Gran Bretagna cominci. Fallimento che precluderà la capacità di controllo degli eventi”. Allora, conclude la nota, “Il mondo apparirà più come l’Europa del 1913 che come il mondo del 2007″. Per quanto riguarda le conseguenze politiche, precisano: “Alcuni stati sperimenteranno una destrutturazione strategica, minando la loro integrità territoriale e la loro influenza nel mondo. Come conseguenza, altri stati improvvisamente perderanno la loro stabilità e saranno gettati nel caos generale”.
L’anno in corso potrebbe essere quello del Giudizio, l’anno in cui il popolo sarà chiamato a dare il verdetto finale sul capitalismo. Il vero volto della finanza globale verrà per la prima volta allo scoperto e l’immensa truffa si rivelerà per quello che è, perché è ora che lo sappiate: una vera crisi non è mai esistita! I capricci speculativi della borsa, la finanza creativa, la delocalizzazione e lo sfruttamento selvaggio sono i veri traditori. L’avida ingordigia del banchiere è giunta a capolinea, è diventata un peso troppo grande per lui, e ben presto tutto il peso lo travolgerà.
Siamo a una svolta decisiva della storia, e quando il piano verrà alla luce del sole dovremo solo decidere: o per un nuovo ordine mondiale, che Dio solo sa che cosa significa, oppure per un mondo più libero.

Fonti:

http://www.leap2020.eu/GEAB-N-32…

http://www.swissinfo.ch/ita/…

PERCHE’ LA VOSTRA BANCA E’ COSTRETTA A MENTIRVI

Sunday, February 1st, 2009

Non accettate mai consigli dalla vostra banca, è in conflitto d’interessi. Quando guadagna, voi perdere. Quando può, vi rifila i titoli dei propri clienti, al di là dei rendimenti futuri.
La prima grande fregatura avvenne nel ‘95, quando il rendimento dei titoli di stato cominciava a scendere e le banche consigliavano di investire in fondi. Non mancò molto che scoppiò lo scandalo dei Bond Argentini e poi il caso Parmalat. Non solo: i rendimenti dei titoli di stato, tenendo conto delle commissioni dei fondi comuni, risultarono di gran lunga superiori.
La seconda fregatura avvenne alla fine degli anni ottanta. L’inflazione “correva” a due cifre e le banche cominciarono a consigliare mutui a tasso fisso. Milioni di persone li sottoscrissero, convinte di fare un buon affare. Nel giro di dieci anni i tassi scesero drasticamente, tanto da spingere quei tassi fissi oltre i tassi soglia usurai. Il governo Amato dovette allora stabilire che i tassi soglia validi non erano più quelli contingenti, comunicati di volta in volta da Banca D’Italia, ma quelli in vigore all’atto della sottoscrizione del contratto. Un altro favore alle banche!
Poi avvenne la terza grande fregatura. Nel 2002-2003 milioni di persone sottoscrissero mutui a tasso variabile, che le banche consigliavano amorevolmente, ben sapendo che prima o poi i tassi sarebbero saliti, dato che erano al minimo storico. Pochi anni dopo infatti salirono e oggi tre milioni e mezzo di italiani non riescono a pagare il mutuo, molti si sono visti espropriare la casa, altri si sono rivolti alla Caritas.

Fonti:

- “Il grande mutuo”, Nino Galloni
- Adusbef, Associazione difesa consumatori ed utenti bancari
- “Risparmio tradito”, Beppe Scienza

A CHI APPARTIENE IL NOSTRO DENARO?

Monday, January 19th, 2009

Moneta e prezzi prima o poi raggiungono sempre un accordo, è il debito che invece carica l’attività produttiva di costi fittizzi, creando la singolare situazione in cui i prezzi continuano ad aumentare e la moneta scarseggia: la cosiddetta stagflazione. Si tratta, ancora una volta, di comprendere la funzione della moneta: un mezzo, non un fine. Affermare che la moneta è insufficiente è come dire che mancano chilometri per costruire strade. Eppure il concetto di scarsità è uno dei concetti fondamentali insegnati in economia. In realtà la moneta dovrebbe essere regolata dall’ente emittente in base alle necessità, l’immissione di liquidità se ci sono capacità produttive non ingenera inflazione. Indubbiamente la scarsità è un concetto che alla casta dominante conviene, perché come insegna la storia, chi in passato deteneva le risorse essenziali più scarse, era in grado di controllare la società e accumulare ricchezze. L’obiettivo delle banche è proprio questo, non quello di distribuire risorse e ricchezze, che in sé dovrebbe essere la funzione del denaro. Il concetto di scarsità quindi è un’enorme bugia con cui indebitare la popolazione ignara, anche indirettamente attraverso le tasse. In un momento di crisi dovrebbe vigere la politica del disavanzo, in quanto essendoci capacità produttive inutilizzate non si creerebbe inflazione, ma si avrebbero anzi nuove entrate per il fisco. L’esatto contrario degli stringenti dettami di Maastricht. Non ci vuole un genio per capire che se lo stato emettesse banconote e cominciasse a investirle in nuove attività, ospedali, strade, fabbriche e così via, risolvendo l’occupazione, non genererebbe inflazione, in quanto quel denaro verrebbe impegnato, senza debiti. Chissà perché nessuno degli stati più evoluti sta adottando una politica di questo tipo, chissà perché nessuno sta proteggendo la propria economia dalla delocalizzazione forzata. Sarà mica perché la sovranità è passata di mano e non appartiene più agli stati?

DOVE PORTERA’ LA CRISI? PREVISIONI 2009-2012

Friday, January 16th, 2009

Entro il 2012 l’imperò statunitense crollerà su se stesso, ci saranno insurrezioni di massa dei senza tetto, rivolte dei contribuenti e il cibo per la prima volta scarseggerà diventando la priorità (non più i regali di natale); ci saranno bande organizzate per le strade e movimenti di resistenza da un angolo all’altro degli USA e il dollaro a quel punto non sarà che carta straccia, svalutato di oltre il 90 per cento. Così prevede il futuro prossimo Gerald Celente. Se fosse uno chiunque ci sarebbe certamente da ridere, ma è stato lui l’analista che ha previsto il crollo dell’Unione Sovietica con largo anticipo. Non ne ha mai mancata una: ha previsto il crack azionario dell’87 (il Lunedì Nero), l’attuale crisi economica, il crollo dei mercati azionari asiatici del 97 e molto altro. Per fortuna, comunque, ci sono anche previsioni ottimistiche: ad esempio un avanzamento nello sfruttamento delle energie rinnovabili, nuove cure dalle staminali e una maggiore diffusione di pratiche olistiche.
Ma non è detto che tutti i mali vengano per nuocere. Secondo voi perché il potere finanziario ha scelto di finanziare proprio un “uomo rinnovato” come Obama? (per delucidazioni in proposito vedere un mio precedente articolo). Forse perché si è accorto di come le cose si stavano mettendo e soltanto un uomo come lui avrebbe dato sufficiente fiducia da contenere la crisi e le ribellioni che ne seguiranno. Ma la domanda è: per quanto tempo? Questa potrebbe essere la fine dell’intero capitalismo come noi lo conosciamo e dei criminali che vi stanno dietro. La bomba sta per esplodere, ma per loro la strada è giunta a un vicolo cieco. Alla prossima Bretton Wood potrebbero non vedersi più i soliti visi. Qualcosa cambierà!

Ma intanto che dire degli 800 campi di concentramento della FEMA (l’agenzia federale USA per le emergenze)?

http://www.sianews.com/modules.php?name=News&file=article&sid=1062

L’immediato non sarà così roseo, ha un potere detonante e lo sentiremo anche qua. In Francia si stanno preoccupando: Emmanuell Todd è un altro di quelli che aveva previsto la caduta dell’Unione Sovietica. Storico francese di fama mondiale, con alle spalle un curriculum invidiabile e un sacco di pubblicazioni. La sua previsione non è molto diversa da quella di Celente, ma annuncia anche un crollo della Cina, che basa la propria economia su quella statunitense (la metà circa del PIL è data dalle esportazioni). “Il centro del mondo tornerà ad essere qui” dice. L’Europa! che con la Russia è in grado di rendersi autosufficiente da tutti i punti di vista, risorse comprese. Senza dubbio un nuovo centro mondiale sarà una valida soluzione per uscire dall’imapsse, e chi lo sa… forse anche per un nuovo ordine mondiale!