LO STRANO FINANZIERE DEL VILLAGGIO
Friday, March 5th, 2010C’era un piccolo villaggio dove abitava un uomo molto, molto ricco. Un giorno decise di comprare tutti i
polli che c’erano. Nessuno ne capiva la ragione, lo strano signore infatti non aveva affatto intenzione di aprire un allevamento.
<<Perché non compri polli un po’ alla volta>> suggerì un paesano.
<<Ma così ci vorrebbe un sacco di tempo>>.
<<Sì, ma in questo modo non faresti salire i prezzi. Non vedi quanto costa un pollo adesso? Dai il tempo di produrre di più… così i prezzi non salgono alle stelle>>.
<<Ma io è proprio questo che voglio>> spiegò lo strano signore. <<I prezzi devono salire!>>
Un bel giorno però smise di comprare polli e la gente non seppe più niente di lui. Alcuni pensavano che fosse fuggito, altri credevano che fosse morto. In realtà si era messo a vendere polli. Ma di nascosto! Senza dare nell’occhio.
<<Perché non ti fai pubblicità >> chiese un signore. <<Con quello che costano adesso i polli, faresti una fortuna>>.
<<Non voglio che la gente sappia che vendo polli>> rispose lo strano signore. <<Deve pensare che io li stia ancora comprando>>.
<<Ma in questo modo non li venderai mai>>.
<<Questo è ciò che pensa la gente e questo è il motivo per cui i prezzi non scenderanno tanto in fretta>>.
Un bel giorno i polli finirono e lo strano signore portò in banca la cifra milionaria che aveva accumulato.
<<Che cosa farai adesso che non hai più polli da vendere?>> chiese un paesano.
<<Venderò denaro>> rispose lo strano signore. <<Vedi… aprirò un negozio e lo chiamerò la Borsa del Villaggio. Tutti verranno da me per avere titoli e finché la domanda aumenterà il prezzo salirà . Quando sarà abbastanza alto comincerò a vendere e farò un sacco di soldi>>.
indirettamente oltre mille euro l’anno di interessi. Che cosa direbbe un operaio che si vedesse portar via uno stipendio all’anno per pagare i debiti del governo? Questa operazione però viene praticata in modo occulto, attraverso le tasse. Che cosa direbbe, invece, se si vedesse portare via altri due stipendi per pagare gli interessi sul debito privato? Già , perché gran parte dei prodotti che compriamo sono di multinazionali americane e britanniche, con un debito privato alle stelle. E questi costi naturalmente vengono fatti ricadere sul consumatore, sempre occultamente, attraverso l’incremento del prezzo finale. Ma tutto ciò solo per pagare gli interessi! Quanto dovrebbe sborsare il nostro povero operaio per pagare anche i debiti? Fate voi i conti, ma al nostro povero lavoratore non rimarrà più nulla. Una volta pagato l’affitto e i propri debiti personali (per comprare l’auto, il telefonino o per pagare il mutuo), sarà costretto a indebitarsi ulteriormente per sopravvivere. Un ciclo senza fine, un baratro spaventoso, in cui abbiamo da tempo superato il punto di non ritorno.
stessi ideatori. E’ una corsa imprevedibile, il macchinista un pazzo criminale, e noi ci troviamo su un binario morto. Obama doveva essere il salvatore, ma è soltanto il beniamino della Goldman Sachs, un uomo di Brezinsky. L’unica chance per invertire davvero la rotta è di dare ascolto ai veri economisti, a coloro che, con largo anticipo, hanno annunciato ciò che stava per arrivare. Personaggi come Nouriel Roubini della New York University, il gruppo francese Europe 2020, l’analista Gerald Celente, il ricercatore francese Emmanuell Todd o l’ex-analista del Kgb Igor Panarim.
pubblico? Sapevate che se non fosse per gli interessi maturati ogni anno il bilancio italiano sarebbe in attivo? Ogni anno 80 miliardi di interessi si aggiungono a un debito mostruoso, che già da tempo ha superato il PIL. Secondo voi il governo come fa a recuperare questo denaro? Beh, facendo ciò che pure noi saremmo costretti a fare: aumentando le tasse, tagliando fondi alla scuola, riducendo le pensioni etc etc. La principale obiezione mossa a chi propone di statalizzare la banca centrale è il pericolo di iperinflazione, come è successo in Germania negli anni trenta. Il compromesso è semplice: Bankitalia può anche restare in mano privata e la BCE può continuare a decidere quanta moneta emettere, ma che motivo c’è di indebitare lo stato? Perché l’emissione vera e propria (non la decisione del quantitativo) non può tornare allo stato? Perché mai lo stato si deve indebitare se la moneta appartiene ai cittadini? Con chi si indebita? Perché a qualche cittadino sveglio il sospetto potrebbe venire: non è che la moneta appartiene alle banche? E se appartiene alle banche è di enti privati, ovvero di banche italiane azioniste di Bankitalia, a sua volta azionista della BCE.
si è chiesto se consumiamo per produrre o produciamo per consumare. La piena occupazione in realtà è un problema semplice, ma è stato complicato. Secondo Keynes l’occupazione dipende dalla domanda, nella quale rientrano gli investimenti. La sua ricetta alla crisi è questa: un governo in deficit che investa per costruire ponti, infrastrutture e dare lavoro alla gente. Un’idea a prima vista arguta e funzionale, ma davvero pericolosa. Ora vi spiegherò perché. La politica economica keynesiana potrebbe effettivamente dare nuovo slancio alla produzione e l’effetto si moltiplicherebbe, le perdite del primo anno sarebbe presto recuperate gli anni a venire, con la tassazione derivante dalla maggiore produzione. Una scelta vietata dal tetto di Mastricht del 3%, ma che comunque potrebbe essere applicata in altri modi: ad esempio abbassando le tasse e incentivando i consumi e gli investimenti, quindi tutta la produzione, evitando al contempo di incentivare l’acquisto di prodotti esteri o che gli utili finiscano in risparmi. Voi direte: che cosa c’è di diabolico in tutto questo? Semplice: il debito e gli interessi. Ogni volta che si vuole dare slancio all’economia, si è costretti a farlo con l’apertura di nuove linee di credito. Se invece lo stato potesse emettere moneta, non vi sarebbe lo spauracchio del debito pubblico a frenare l’economia. Lo stato sarebbe capace di compensare l’emissione con le entrate (tasse) e garantire un giusto rapporto tra massa monetaria e produzione, generando euflazione (non deflazione, e nemmeno inflazione o perdita di potere di acquisto).
più così strano e che a novembre qualcuno comincerà a comprendermi. Le soluzioni che i governi e la finanza globale stanno adottando sono fuori strada! Non si può risolvere il problema del debito con altro debito, non si può lasciare tutto quanto nelle mani di chi nell’abisso ci ha gettato già una volta. L’informazione so che sta nascondendo gran parte dei fatti: il governo islandese ad esempio è stato mandato a casa con una “rivoluzione di piazza” e l’assalto al Parlamento, in Bulgaria, in Lituania, in Lettonia, in Francia e in Russia stanno scoppiando scontri con le forze di polizia, a causa della crisi. Tra non molto alcuni stati USA potrebbero rifiutarsi di versare le tasse al governo federale. Se l’economia dei paesi avanzati dovesse crollare e questi fenomeni dovessero accentuarsi il pericolo è l’immigrazione di massa dai paesi asiatici e africani. Ma voglio far notare l’ordine di grandezza, perché si tratterebbe di decine di milioni di persone che giungerebbero da ogni parte del mondo, in preda alla disperazione. Dobbiamo riappropriarci dell’informazione se vogliamo che qualcosa cambi, perché l’unica soluzione è rompere l’incantesimo. Facendolo, come per magia, il disastro verrà scongiurato. Perché di questo si tratta, di un incantesimo creato sul nulla, di accordi ingannevoli e fraudolenti tra le parti. Tra me e te, tra il tuo vicino di casa e la banca. Lo stesso denaro ha perso il suo significato, dato che nelle banche il denaro non c’è più da tempo e tanto meno l’oro. Sono vuote! Se non mi credete andate a ritirare i soldi che avete messo da parte domani mattina. Non li hanno, e non li hanno perché non esistono. Poi ci sono cose fantastiche di ogni tipo, creative al massimo, cose pazzesche come i derivati, i titoli strutturati, titoli spazzatura… parliamo anche di crediti, soldi contabili, montagne di debiti. Ecco di cosa stiamo parlando. Bugie! Bugie! Bugie!
Così parlava David Rockefeller nel 1994, il magnate della finanza internazionale. Il recente meltdown borsistico e gli scioccanti appelli a un Nuovo Ordine Mondiale, riecheggiano quelle parole con insistenza sempre maggiore, e quello che prima sembrava un tintinnio ora si sta trasformando in un terremoto. Che cosa succederà nei prossimi mesi? Andiamolo a chiedere a coloro che la crisi l’hanno prevista con largo anticipo. Nouriel Roubini, docente di economia alla New York University, è divenuto famoso per le sue previsioni accurate, già nel 2005. Il suo è un forte richiamo alla nazionalizzazione delle banche, ma sottolinea anche il ritardo di Europa e Giappone negli interventi di salvataggio. Più catastrofista è invece Europe 2020, l’istituto francese di analisi e previsioni geopolitiche, tra i cui membri annovera personalità di spicco della politica e della finanza. L’ultima pubblicazione è di pochi giorni fa e annuncia chiaramente una rottura non solo finanziaria, ma anche politica, verso la fine del 2009. Scrivono: “Il nostro team è arrivato alla conclusione che a causa dell’incapacità dei leader internazionali di comprendere pienamente lo scopo della crisi in corso (determinata ovviamente dal loro interesse a curare le conseguenze piuttosto che le cause), il sistema globale entrerà in una quinta fase nell’ultimo trimestre dell’anno, quello della destrutturazione geopolitica”. La soluzione, scrivono, è questa: “C’è solo un piccola finestra per prevenire questo scenario: i prossimi quattro mesi, prima dell’estate del 2009. In pratica, il summit del G20 è probabilmente l’ultima possibilità per rimettere in carreggiata le forze in gioco, prima che il processo di fallimento degli Stati Uniti e della Gran Bretagna cominci. Fallimento che precluderà la capacità di controllo degli eventi”. Allora, conclude la nota, “Il mondo apparirà più come l’Europa del 1913 che come il mondo del 2007″. Per quanto riguarda le conseguenze politiche, precisano: “Alcuni stati sperimenteranno una destrutturazione strategica, minando la loro integrità territoriale e la loro influenza nel mondo. Come conseguenza, altri stati improvvisamente perderanno la loro stabilità e saranno gettati nel caos generale”.
Quando può, vi rifila i titoli dei propri clienti, al di là dei rendimenti futuri.
rivolte dei contribuenti e il cibo per la prima volta scarseggerà diventando la priorità (non più i regali di natale); ci saranno bande organizzate per le strade e movimenti di resistenza da un angolo all’altro degli USA e il dollaro a quel punto non sarà che carta straccia, svalutato di oltre il 90 per cento. Così prevede il futuro prossimo Gerald Celente. Se fosse uno chiunque ci sarebbe certamente da ridere, ma è stato lui l’analista che ha previsto il crollo dell’Unione Sovietica con largo anticipo. Non ne ha mai mancata una: ha previsto il crack azionario dell’87 (il Lunedì Nero), l’attuale crisi economica, il crollo dei mercati azionari asiatici del 97 e molto altro. Per fortuna, comunque, ci sono anche previsioni ottimistiche: ad esempio un avanzamento nello sfruttamento delle energie rinnovabili, nuove cure dalle staminali e una maggiore diffusione di pratiche olistiche.