VERSO UN ESERCITO DI SOLDATI PSICO-PROGRAMMATI
Friday, November 28th, 2008Più di un soldato su dieci fa uso regolare di psicofarmaci, per essere esatti: il 12 per cento in Iraq e il 17
per cento in Afghanistan. É quanto rivela un rapporto del MHAT V (il quinto Consiglio di Salute Mentale) dell’esercito degli Stati Uniti, il doppio di quanto accadeva nel 2001. Il sospetto è che ci sia un legame col crescente numero di suicidi, dato che l’FDA già nel 2004 avvertiva del rischio di comportamenti suicidi connessi all’uso di antidepressivi. [1]
Lo scorso autunno i soldati sotto psicofarmaci erano ventimila e gli psichiatri 200 circa. Nello stesso anno 115 soldati si suicidarono e il 40 per cento di loro faceva uso di psicofarmaci come Prozac e Zoloft. Dalle prime cifre ufficiali risalenti al 1980, questo è di gran lunga il più allarmante tasso di suicidi.
E’ la prima volta che un esercito viene tenuto sul campo con mezzi chimici, per tempi estenuanti e in condizioni disumane. Si stanno creando soldati psico-programmati, che se da un lato fanno risparmiare molto denaro, dall’altro vengono ridotti ad automi privi di emozioni. Una vita distrutta anche quando tornano in patria, tanto che tra i 300 mila veterani sotto psicofarmaci, i casi di figli e mogli ammazzate sta diventando un problema di vaste proporzioni. [2]
La scusante per tutto questo è il cosiddetto Disturbo Post Traumatico da Stress, una presunta sindrome inserita dagli psichiatri nel DSM-III già nel 1980, consistente in intense sofferenze psicologiche conseguenti a cataclismi o a eventi traumatici, come appunto la guerra. Ma secondo quale criterio scientifico una sofferenza mentale di tipo diverso non dovrebbe essere classificata secondo gli stessi criteri? E soprattutto: quale esame scientifico permetterebbe di stabilire senza alcun dubbio di quale malattia stiamo parlando?
Esami di questo tipo non cercateli, perché non ne esistono. E come spiega lo psichiatra Thomas Szasz: “La maggioranza dei trattamenti psichiatrici sono in definitiva di gran lunga più dannosi che di aiuto per i pazienti”. Perché allora tenere un intero esercito sotto sonno farmacologico, con sostanze i cui pericolosi effetti collaterali sono noti da tempo?
[1] http://www.time.com/time/nation/article/0,8599,1811858-1,00.html
[2] http://crisis.blogosfere.it/2008/06/antidepressivi-da-combattimento.html
pagine titolano: “In preparazione attentato peggiore dell’11 settembre”. Ma qualcosa non quadra: Bin Laden accusa Washington, che non accetta la tregua da anni, e ora che le porte della diplomazia si aprono, giunge la minaccia. E’ più verosimile pensare che Obama sia sgradito a qualcuno, e non di certo ad Al-Qaeda. La storia di Bin Laden comincia a perdere di credibilità, sembra uno spauracchio, sempre pronto all’occorrenza, quando c’è bisogno di un po’ di consenso. Un bambino può credere alla storia dell’Uomo Nero e andare a dormire, ma a me sembra piuttosto inverosimile che un terrorista, di cui si sono perse del tutto le tracce, ogni tanto invii delle videocassete all’America. L’FBI considera questi materiali così insufficienti di prove, che sul sito Bin Laden non è nemmeno ricercato per gli attentati dell’11 settembre:
sorta di dittatura liberale. Per attuarla bastano due ingredienti: la democrazia e l’inganno.