CADUTI PER LA LIBERTÁ (D’INFORMAZIONE)
Tuesday, December 16th, 2008In uno stato di diritto i giornalisti non vengono cacciati se fanno il loro dovere e se raccontando
fatti veri; in uno stato di diritto, rispettoso della Costituzione e delle regole costituite, non si licenzia un conduttore televisivo, non si chiude una trasmissione satirica solo perché fa troppo rumore. In Italia succede questo è altro… ecco alcuni dei nomi più conosciuti tra i caduti per la libertà:
Carlo Vulpio: giornalista del Corriere della Sera sollevato dall’incarico il 3 dicembre scorso, a causa di un articolo sulle inchieste sottratte a De Magistris. Non può più occuparsi dell’argomento. La motivazione? Aveva fatto troppi nomi.
Beppe Grillo: cacciato dalla televisione pubblica da Craxi a causa di una battuta sui socialisti. Tornò nel ‘94 in Rai, ma un mare di polemiche lo costrinse ad abbandonare definitivamente il grande schermo.
Michele Santoro: cacciato dalla televisione pubblica in seguito all’Editto Bulgaro di Berlusconi, è stato poi reintegrato, uscendo vincitore da una lunga trafila giudiziaria terminata nel 2005 e ottenendo un mega risarcimento dalla Rai per l’ingiusto licenziamento.
Daniele Luttazzi: cacciato dalla TV con l’editto Bulgaro di Berlusconi; nel 2007 realizzò un programa per La7, Decameron, che l’8 dicembre dello stesso anno venne sospeso a seguito di una battuta su Giuliano Ferrara.
Enzo Biagi: licenziato dalla TV pubblica tramite Editto Bulgaro, dove Berlusconi richiese che “la nuova dirigenza non permettesse più un uso criminoso della televisione pubblica”. Vi fu un breve ritorno in televisione, prima della sua dipartita.
Stefano Salvi: l’ex vice gabibbo, allontanato da Striscia; ha dovuto affrontare 18 processi e li ha vinti tutti, ma non è mai più stato reintegrato. Commentò così la censura di Ricci: “Mi ha allontanato perché avevo materiale su Berlusconi”.
Sabina Guzzanti: Rai OT, il suo programma satirico del 2003, venne censurato già dopo la prima puntata.
Piero Ricca: il suo blog venne sequestrato dalla guardia di fianza in seguito a una vicenda giudiziale con Fede, l’atto fu poi annullato perché illegittimo.
Antonio Montenapoleone: il suo blog fu sequestrato senza alcuna notifica. Gli argomenti trattati erano ‘ndrangheta, malaffare e politica.
Oliviero Beha: censurato sia come giornalista (licenziato da Repubblica) che come conduttore (la sua trasmissione venne chiusa nell’89). Pur restando in RAI, il pluri-premiato giornalista lamentò: “Non mi vogliono far lavorare”.
Paolo Barbard: dopo aver condotto una storica inchiesta per Report su Big Pharma, venne citato in giudizio da un informatore farmaceutico. La Rai negò ogni tipo di assistenza legale al giornalista, che alla fine fu costretto a lasciare la televisione.
tassa domani; dopo ci penserà la televisione a mitigare gli animi, uniformare le menti, distrarre l’attenzione verso piccoli e insignificanti avvenimenti di cronaca nera. Come avviene ai nostri giorni, anche se non ce ne rendiamo conto. Chi ha capito cosa è realmente successo ultimamente con il caso De Magistris? Beh, l’intento dei media è stato proprio quello di impedire che la gente comprendesse. “Guerra tra procure” hanno titolato i giornali, ma il perché non è stato spiegato. Il trucco è proprio qui: è sufficiente nascondere il perché delle cose per far scomparire la verità. Quasi nessun giornalista ha spiegato che tutto è partito dalla denuncia fatta da De Magistris ai superiori di Catanzaro e su cui sta ora indagando la Procura di Siracusa; praticamente nessuno ha detto che le accuse su De Magistris sono state tutte quante archiviate, sebbene lui sia stato ormai trasferito; e proprio nessuno ha avuto il coraggio di dire che le accuse di De Magistris sono invece più che fondate. Era da diversi mesi che la procura di Salerno si vedeva rifiutare l’accesso ai fascicoli custoditi a Catanzaro e così sono andati a prenderseli. E’ a quel punto che si è sollevato un vespaio, amplificato e distorto dalla stampa. Hanno chiamato in causa persino Napolitano, ma non c’è stato nessun atto illegittimo, per giustificare un simile intervento.
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