LO STRANO FINANZIERE DEL VILLAGGIO

March 5th, 2010

C’era un piccolo villaggio dove abitava un uomo molto, molto ricco. Un giorno decise di comprare tutti i polli che c’erano. Nessuno ne capiva la ragione, lo strano signore infatti non aveva affatto intenzione di aprire un allevamento.
<<Perché non compri polli un po’ alla volta>> suggerì un paesano.
<<Ma così ci vorrebbe un sacco di tempo>>.
<<Sì, ma in questo modo non faresti salire i prezzi. Non vedi quanto costa un pollo adesso? Dai il tempo di produrre di più… così i prezzi non salgono alle stelle>>.
<<Ma io è proprio questo che voglio>> spiegò lo strano signore. <<I prezzi devono salire!>>
Un bel giorno però smise di comprare polli e la gente non seppe più niente di lui. Alcuni pensavano che fosse fuggito, altri credevano che fosse morto. In realtà si era messo a vendere polli. Ma di nascosto! Senza dare nell’occhio.
<<Perché non ti fai pubblicità>> chiese un signore. <<Con quello che costano adesso i polli, faresti una fortuna>>.
<<Non voglio che la gente sappia che vendo polli>> rispose lo strano signore. <<Deve pensare che io li stia ancora comprando>>.
<<Ma in questo modo non li venderai mai>>.
<<Questo è ciò che pensa la gente e questo è il motivo per cui i prezzi non scenderanno tanto in fretta>>.
Un bel giorno i polli finirono e lo strano signore portò in banca la cifra milionaria che aveva accumulato.
<<Che cosa farai adesso che non hai più polli da vendere?>> chiese un paesano.
<<Venderò denaro>> rispose lo strano signore. <<Vedi… aprirò un negozio e lo chiamerò la Borsa del Villaggio. Tutti verranno da me per avere titoli e finché la domanda aumenterà il prezzo salirà. Quando sarà abbastanza alto comincerò a vendere e farò un sacco di soldi>>.

CURA PREVENTIVA: COME DIVENTARE MALATI SENZA SAPERE DI ESSERLO

March 4th, 2010

Nel prossimo futuro ci sarà una terapia anche per chi non è malato ma potrebbe diventarlo. Una “cura” preventiva, insomma, a base di droghe psichiatriche e shock elettroconvulsivi. Giusto per essere tranquilli! Si chiama “rischio di sindrome” la nuova categoria proposta per la prossima edizione della bibbia psichiatrica (DSM V) del 2013.
Non sei malato di mente? Allora ci deve essere una malattia che in futuro potresti avere, ma ancora non lo sai. Però, William T. Carpenter, che ha collaborato alla stesura della bozza, rassicura che per ogni persona a rischio ci deve anche essere uno psicofarmaco. Come dire… trattamenti per tutti!
Per essere considerati a rischio sarà sufficiente parlare a vanvera o essere sospettosi. Sintomi che potrebbero preannunciare una psicosi, secondo gli psichiatri. Così chi alza il gomito a una festa o una moglie un po’ gelosa potrebbero subito essere etichettati come soggetti “a rischio psicosi” ed essere sottoposti a cure farmacologiche.
Ma questa è solo una delle proposte, leggendo le altre c’è da ridere (per non piangere). Tra le nuove sindromi ci saranno la “mania da accumulo”, l’ipersessualità, le furie dei bambini, la sindrome da gambe inquiete, la sindrome da apatia, il disordine da tristezza stagionale, la dipendenza da internet etc.
Il frutto di ricerca scientifica a detta degli psichiatri: infatti le nuove malattie verranno sottoposte ai commenti del pubblico e poi non ad accurati test di laboratorio, bensì al vaglio di “esperti”.
Una votazione democratica, insomma. Non pensi che la democrazia sia una cosa giusta? E se per caso ti rifiutassi di sottoporti al trattamento forzato esiste già la malattia che fa per te: perché devi essere un soggetto che soffre di non adattamento al trattamento!

Fonti:
http://www.unita.it/…
http://www.latimes.com/…

VIETATO PARLARE DELLE NAVI RADIOATTIVE DA AFFONDARE

February 24th, 2010

SPEGNIAMO LA NOSTRA MENTE E ABITUIAMOCI A NON PENSARE!

February 19th, 2010

Avete mai visto una fonte bibliografica su un quotidiano? Trovo molto più professionali certi blog e se posso leggo libri. Quelli di qualità hanno un’ampia bibliografia. E’ vero, i giornali spesso hanno informazioni di prima mano, ma questo li esime forse dal renderle note? Persino Wikipedia documenta ogni citazione con un riferimento. Un conto è un editoriale o un saggio d’opinione senza riferimenti, ben diverso è il caso di una cronaca di guerra. Chi dice che cosa? Tutto quello che si riesce trovare di solito sono citazioni molto vaghe come “fonti israeliane dicono…”, “secondo il New York Times…” (di quando? che giorno?); “fonti vicine alla Casa Bianca…”; oppure in fondo all’articolo: “Fonte: Ansa”. Molte volte non c’è nemmeno l’autore e si limitano a scrivere “di Redazione”. Non conosciamo se chi scrive conoscere l’argomento o se è un novello. Non sappiamo niente.
A quanto pare il gregge si accontenta di questo, nessuno ha mai scritto ai giornali per pretendere maggiore chiarezza o per richiedere le fonti di un articolo.
Chi ha fornito i video di Bin Laden alle televisioni? Da quale stato provengono? Nome e cognome! Perché è così difficile reperire certe informazioni che dovrebbero invece essere riportate in testa a ogni articolo serio?
Ora voglio analizzare con voi alcune notizie prese a caso dalla rassegna stampa.
La prima è piuttosto interessante e titola: “Smog, Milano fra le città meno inquinate d’Italia” [1]. Sarei interessato ad approfondire ma non trovo nessun link, nessun riferimento a piè di pagina. Nell’articolo almeno citano la fonte, l’Arpa, ma non citano un accidente di documento e chissà di quanto tempo avrei bisogno per verificare di persona che cosa esattamente l’Arpa ha detto. Ammesso che ci sia un comunicato ufficiale o che le informazioni siano online, altrimenti mi servirebbe ancora più tempo.
Peggio ancora un articolo dell’AGI che comincia così: “Il rapporto dell’Aiea secondo cui l’Iran starebbe sviluppando in segreto…” Quale rapporto? Di quando? Perché non c’è un benedetto link a un pdf o a qualcosa di più preciso?
Ultimo esempio di giornalismo horror preso a caso dalla rassegna stampa di oggi è l’affermazione di un tizio dell’OMS secondo cui il 30% per cento delle patologie dipende dall’ambiente. [3] Ma diamine! Come possono pubblicare un’affermazione di questa portata senza riportare alcuno studio scientifico? Dovrei fidarmi di questo signor Pincopallino, senza nemmeno un’evidenza?
A quanto pare questa è l’informazione a cui la maggior parte delle persone è stata abituata e che si aspetta di leggere, e questa è l’informazione che continueremo a leggere. Spegniamo la nostra mente e abituiamoci a non pensare!

[1] http://www.ilgiornale.it/…
[2] http://www.agi.it/…
[3] http://www.ansa.it/…

MALATI A VITA

January 30th, 2010

Le statistiche vengono manipolate di continuo al fine di farci prendere nuovi farmaci miracolosi coperti da brevetto o renderci automaticamente dei malati a vita.

Vediamo alcuni esempi tipici.

CASO NUMERO 1

Un test di laboratorio è accurato al 99%, ciò significa che su 100 malati uno non viene individuato e che su 100 sani solo 99 vengono diagnosticati correttamente.

La domanda è: Quanti sono in percentuale i falsi positivi? Ovvero quante volte mi viene detto che ho la malattia per errore quando invece non ce l’ho?

L’1 per cento delle volte? Risposta sbagliata!

Su 100 persone dichiarate malate, solo una lo è effettivamente; si potrebbe anche dire che il test ha uno spaventoso 99 per cento di falsi positivi.

Com’è possibile? E’ l’esatto contrario di quello che il buon senso ci porterebbe a pensare. Supponiamo allora di avere un milione di persone, di cui 100 effettivamente malate.
Il numero di persone sane diagnosticate malate sarà quindi 9999, mentre il numero di persone malate diagnosticate malate sarà 99.
Ora, per calcolare i falsi positivi dobbiamo dividere il numero di sani diagnosticati malati per il numero di tutti quelli diagnosticati malati (correttamente o meno). Quindi abbiamo 9999/(9999+99) = 0,99. Ciò significa che solo l’1% delle persone diagnosticate malate lo è effettivamente. Sapete cosa significa questo? Che questo esame verrebbe buttato immediatamente nella pattumiera (se non facesse guadagnare un sacco di soldi).

CASO NUMERO 2

Un farmaco molto pubblicizzato è in grado di ridurre del 20 per cento la probabilità di decesso per infarto. Nessuno si preoccupa di vedere che cosa significa esattamente questo venti per cento e i medici, basandosi sulle conclusioni non leggono le ricerche per intero. Risultato: milioni di persone continuano a morire di infarto. Niente sembra essere cambiato. Perché?

Semplice: senza farmaco moriva una persona a rischio cardiovascolare su 100, mentre con il nuovo farmaco ne muoiono 0,80 su cento. Quindi ((1-0,80)/1)*100 = 20%. Siamo sicuri? Che razza di statistica è quella di calcolare una percentuale su un’altra percentuale?

In realtà, se i medici avessero letto la ricerca, avrebbero scoperto che c’è soltanto una riduzione di mortalità pari allo 0,20% (1%-0,80%). Un esiguo 0,20% di probabilità in meno di morire. Un farmaco completamente inutile, ma 20% è molto più impressionante di 0,20%, non vi pare?

CASO NUMERO 3

Ultimo esempio. Supponiamo che l’attuale percentuale di guarigione del cancro sia del 50%. Ciò significa forse che metà dei pazienti affetti da cancro non muore?
Ma neanche per sogno! Adesso vi spiego come vengono calcolate le statistiche. Prendono un tipo di cancro con una percentuale di guarigione assai bassa (30%), ma poco diffuso e poi un altro con una percentuale assai alta (70%) ma assai diffuso. Quindi fanno la media matematica. Quant’è? Indovinato, proprio il 50%.

La stessa cosa viene ripetuta per tutti i tipi di cancro e così sui giornali leggiamo risultati miracolosi. E lo sapete che chiunque sopravvive 5 anni viene considerato un caso guarito? Così basterà cambiare il limite di sopravvivenza a un anno per avere una percentuale di guarigione (con il loro metodo di calcolo) pari al 90%.

Cambiare limiti e definizioni non sarebbe nulla di nuovo: lo hanno già fatto con la soglia del colesterolo, con la soglia glicemica, con quella della pressione arteriosa o con la definizione stessa di pandemia. Creare malati è estremamente facile, come lo è manipolare numeri. Basta un po’ di astuzia, tanto i medici non sono mica matematici.

QUALCHE DATO PER GLI SCETTICI DEL GRUPPO BILDERBERG

January 23rd, 2010

Alla domanda “che cos’è il gruppo Bilderberg?” a un pubblico medio, ci si possono aspettare risposte del tipo “Tutte teorie da cospirazionisti”, oppure “Lascia perdere quelle stupidaggini!”. Eppure sono riuscito ad acquistare una copia ormai quasi introvabile dell’autobiografia di David Rockefeller in inglese, dove lui stesso non sembra certo nasconde l’esistenza del gruppo. A pagina 411 del suo “Memoirs”, afferma: “Il Bilderberg è un gruppo di discussione annuale molto interessante che dibatte su temi significativi per l’Europa e per l’America”. Perché allora si svolge a porte chiuse? Perché non c’è mai un giornale che si degni di parlarne? Tra parentesi, per gli scettici, su Youtube si possono trovare anche i video di Alex Jones, che ha ripreso più di una volta l’arrivo di capi di stato e di molti dei più potenti uomini d’affari. Si tratta di una cricca composta dagli uomini più influenti del pianeta, e ogni anno si riunisce in lussuosi hotel per discutere questioni di importanza internazionale. “Il principe dei Paesi Bassi convocò la prima conferenza nel 1954″ spiega Rockefeller. “Io fui uno degli undici americani invitati, e si unirono 50 delegati dai paesi europei, un vivace mosaico di politici, uomini d’affari, giornalisti e sindacati”.
“La conferenza” continua Rockefeller “ha servito un nobile scopo, e il consenso era che noi dovevamo incontrarci ancora l’anno seguente sotto la presidenza del Principe Bernhard. Decidemmo anche di chiamare la riunione “Bilderberg”, che era il nome dell’hotel di Oosterbeek dove vi fu la prima conferenza”.
Attenua i toni a pag. 405, ma si lascia sfuggire qualche altro particolare: “Alcuni credono che siamo parte di una cabala segreta che lavora contro i migliori interessi degli Stati Uniti, definendo la mia famiglia e me come internazionalisti, e di cospirare con altri nel mondo per costruire una struttura politica ed economica integrate – un nuovo mondo, se volete. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole, e sono orgoglioso di esserlo”.
Spero, a questo punto, che non abbiate più dubbi sull’esistenza del Bilderberg. La cosa veramente grave di questi incontri è che si svolgano a porte chiuse, nel più assoluto silenzio dei media. Chiunque si aggiri nei paraggi dell’hotel prima o poi viene fermato dalle forze di polizia o dai servizi segreti e sottoposto a intensi interrogatori.
Ma cosa si dice in queste riunioni? Giornalisti investigativi come Daniel Estulin, con diversi contatti nel mondo dei servizi segreti (suo nonno lavorava nel KGB) e diverse conoscenze nell’entourage dei potenti, ci hanno più volte sorpreso con le loro previsioni: come la salita del petrolio a 150 dollari (poi attestatosi a 147) e la successiva ricaduta, oppure l’arrivo della crisi, con anni di anticipo. Tutti argomenti discussi al Bilderberg.
E chi sono gli italiani che vi hanno partecipato? Tra i più conosciuti citiamo Mario Draghi, gli Agnelli, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa, Corrado Passera, Romano Prodi, Alessandro Profumo, Gianni Riotta, Giulio Tremonti, Marco Tronchetti Provera, Walter Veltroni, Ignazio Visco.
A questo punto vi chiedo: è giusto, secondo voi, che ogni anno i potenti della Terra si radunino per discutere di questioni che ci riguardano, a porte chiuse e nella più assoluta segretezza?

FABBRICHE DI NOTIZIE

December 28th, 2009

Poco importa che un fatto sia sfavorevole, datelo a un disinformatore e lui lo trasformerà nella notizia più meravigliosa e convincente che abbiate mai letto. La scelta e l’uso esperto delle parole pesano per oltre il 60 per cento sul pezzo finale. Ci sono tecniche ben precise che giornali e tv usano per disinformare e dominare il grande pubblico. Imparariamo a conoscerle:

1 - Non dire mai i perché. Questa è la piatta informazione che descrive gli eventi ma non gli antefatti, e ci rende incapaci di pensare. Rincari e aumento del petrolio diventano fenomeni senza cause; le manifestazioni pacifiche di Vicenza si trasformano in kermesse televisive piene di polemiche, senza parlare mai delle vere ragioni che hanno mosso migliaia di persone.

2 - Dimenticarsi la storia quando fa comodo, ma ricordarsi dei fatti che sostengono la causa. Lo spauracchio di Bin Laden va citato prima di ogni grande missione militare, seppure l’unica prova che a organizzare gli attentati dell’11 settembre sia stato lui, resta tuttora uno stupidissimo video hollywoodiano.

3 - Non parlare di quegli argomenti che si vuol far credere non esistano. Si possono cancellare interi problemi e la gente può non sentir mai parlare di nanopatologie, di privatizzazione dell’acqua e di almeno venti guerre combattute in questo momento nel mondo, che però non riguardano il petrolio.

4 - Servirsi di eventi catastrofici per manovrare l’opinione pubblica. Senza gli eventi dell’11 settembre sarebbe stato altrettanto facile entrare in guerra?

5 - Fornire una falsa-verità in modo che nessuno si interessi della vera risposta. Ci hanno fatto credere così bene che il fluoro è necessario per i denti, da metterlo pure nell’acqua potabile di tanti paesi sottosviluppati, quando esistono studi che dimostrano che, oltre certi dosaggi, è nocivo.

6 - Non pubblicare mai informazioni che potrebbero indignare l’opinione pubblica. Fino a qualche anno fa nessuno sapeva chi fossero gli azionisti della Banca D’Italia, poi è stato reso noto che si trattava in maggioranza di banche private. Vi invito, invece, a cercare quelli della Borsa Italiana.

7 - Ripetere le cose per farle diventare vere. Il sistema mediatico dipende da un esiguo numero di agenzie stampa e quando viene data una notizia, appare immediatamente su tutte le prime pagine dei giornali e su tutti i telegiornali, così poi diventa molto difficile smentirla, se non con gli stessi mezzi.

8 - Invertire l’effetto con la causa. Se si riescono a confondere per bene le idee, nessuno si farà più domande, e si rassegnerà a credere che non esistono risposte definitive. “Si verifica prima l’inflazione o l’aumento dei costi?” Provate a rispondere a questa domanda, se ci riuscite.

9 - Trovare un difetto e servirsene per annientare e distruggere. E’ bastato qualche vaffanculo di Grillo per etichettarlo come un pericoloso terrorista arruffapopoli ed è bastato indagare su Mastella per essere gli accusati e non gli accusatori, dato che sono i magistrati ad avercela coi ministri.

10 - Ripetere di continuo le cose per renderle abituali e farle accettare al popolo. Quante volte ci hanno parlato dell’euro e dell’Unione Europea o di quanto fosse cosa buona e giusta, prima di farci realmente accettare la nuova moneta.

11 - Citare fonti ufficiose. Ormai, per convalidare una ricerca scientifica sembra che basti citare qualche università dal nome altisonante o qualche rivista di settore. Guai però a dire chi l’ha finanziata.

12 - Spudorato utilizzo di falsità. Come accaduto per le armi di distruzione di massa in Iraq.

13 - Cambiare significato alle parole. La “cospirazione” è diventato l’appellativo per ridicolizzare qualsiasi teoria “politicamente scorretta”, invece di essere il termine tecnico di precisi eventi storici.

14 - Usare appellativi o titoli illusori. La guerra è diventata cosa buona e giusta da quando è stata soprannominata “missione di pace”, mentre l’inciucio è utile al processo politico, da quando si chiama “dialogo”.

15 - Usare etichette per screditare e annientare. Chi si oppone al governo fa “antipolitica”, mentre chi racconta certi fatti è un “terrorista”.

16 - Screditare con fatti veri o inventati. Dino Boffo è stato costretto a dimettersi con questa perfida tecnica. Ma è anche possibile distruggere interamente la reputazione di un giornalista raccontando che si interessa di ufologia, in modo che la gente si faccia l’idea che non è affidabile.

17 - Incutere paura con minacce o prediche morali. Lo si è fatto etichettando come antisemita chiunque nel gennaio 2008 osava criticare l’operato di Israele sui civili a Gaza. Anche se poi il rapporto Goldstone delle Nazioni Unite ha effettivamente condannato Israele per crimini di guerra. Eppure la predica morale era principalmente rivolta al ricordo dell’Olocausto, che ricorreva proprio in quei giorni.

18 - Provocare compassione per avere ragione. E’ bastato un evento ad hoc, come l’attentato al premier, per definire istigatori tutti gli oppositori e ribaltare la situazione in favore di Berlusconi.

19 - Sfruttare un evento drammatico per far accettare un cambiamento. E’ successo con l’attentato alle torri gemelle, poi col terrorismo e ora con la crisi. Le catastrofi nella storia sono quasi sempre servite per imporre regole più rigide, mentre le rivolte violente del popolo sono sempre servite per imporne di ancora più rigide.

20 - Portare al ludibrio o agli onori della cronaca per bloccare il dissenso. Si tratta di una tecnica moderna, diffusasi con l’avvento di internet soprattutto in Italia. In pratica si prende una frase, l’articolo di un blog, o persino un commento, e lo si mostra in un TG nazionale per intimorire i blogger che raccontano fatti scomodi. E’ successo dopo che la notizia da parte di un blogger sull’innalzamento dei livelli di radon in Abruzzo è subito balzata sui media nazionali. E’ successo anche con le tantissime teorie sull’attentato al premier. Insomma, colpirne uno per bloccarne cento.

21 - Usare una mezza verità come metodo di persuasione. Tecnica molto diffusa in medicina. Il colesterolo e i grassi sono diventati gli acerrimi nemici dei problemi cardiovascolari. C’è del vero, ma pochi parlano dei carboidrati e dei trigliceridi. Perché? E’ molto più difficile sradicare una mezza verità che una palese falsità.

22 - Nascondere dei fatti per capovolgere la notizia. Secondo voi quanto cambia la notizia se racconto che Caio ha sparato a Beppe, ma non racconto che Beppe aveva appena invaso la proprietà di Caio armato sino ai denti?

23 - Esagerare un’accusa per renderla non credibile. Spatuzza parla della collusione tra mafia e politica. Ma vi pare possibile? Berlusconi ci ride sopra.

24 - Distrarre l’attenzione dai fatti importanti. Può essere fatto in vari modi. Riservando alle notizie di rilievo un trafiletto nell’ultima pagina o parlando di cronaca nera. Spesso sono proprio i fatti a venire programmati in concomitanza a certi eventi di primo piano per non essere notati. I fatti politici sono spesso oscurati dai botta e risposta dei politici, mentre tutta la politica europea è quasi interamente oscurata da quella nazionale. Per esempio, quanti di voi sanno che il Trattato di Lisbona è definitivamente entrato in vigore il primo dicembre scorso?

IL VORTICE DEL DEBITO

December 18th, 2009

Il debito pubblico pesa su ogni cittadino con oltre 40 mila euro, ciò significa che ognuno di noi paga indirettamente oltre mille euro l’anno di interessi. Che cosa direbbe un operaio che si vedesse portar via uno stipendio all’anno per pagare i debiti del governo? Questa operazione però viene praticata in modo occulto, attraverso le tasse. Che cosa direbbe, invece, se si vedesse portare via altri due stipendi per pagare gli interessi sul debito privato? Già, perché gran parte dei prodotti che compriamo sono di multinazionali americane e britanniche, con un debito privato alle stelle. E questi costi naturalmente vengono fatti ricadere sul consumatore, sempre occultamente, attraverso l’incremento del prezzo finale. Ma tutto ciò solo per pagare gli interessi! Quanto dovrebbe sborsare il nostro povero operaio per pagare anche i debiti? Fate voi i conti, ma al nostro povero lavoratore non rimarrà più nulla. Una volta pagato l’affitto e i propri debiti personali (per comprare l’auto, il telefonino o per pagare il mutuo), sarà costretto a indebitarsi ulteriormente per sopravvivere. Un ciclo senza fine, un baratro spaventoso, in cui abbiamo da tempo superato il punto di non ritorno.
Ma il debito incide sui costi di un’azienda, perché le obbligazioni devono essere remunerate e le banche pretendono guadagni folli solo per aver digitato una cifra su un terminale. L’azienda ha allora diverse strade: produrre prodotti di scarsa qualità, che si rompono subito, assumere precari, esportare il lavoro in oriente, dove costa meno. Questo ovviamente crea un impoverimento ulteriore dell’occidente, che così non è più in grado di pagare il debito. Ecco come è stata anticipata ed esagerata la crisi dei mutui: proprio nel momento in cui la gente che prima era in grado di pagarli non lo era più. Un circolo vizioso che qualcuno come Obama o altri governi hanno tentato di risolvere. E indovinate come? Con altro debito! Un immenso favore agli speculatori e alle banche!
La verità è che questa non è una crisi, ma una guerra economica. Non sono più solo gli stati a entrare in guerra, sono anche le lobby e i gruppi finanziari. L’esito di questa guerra potrebbe essere la fine del dollaro e un riassetto geopolitico globale. Ma sinché non ci sarà un cambiamento radicale nel sistema economico basato sul debito, gli unici a rimetterci saranno i cittadini, che continueranno a protestare contro i governi invece di riconoscere il reale problema nel sistema bancario.

LE DOMANDE PROIBITE

December 12th, 2009

Perché i morti di H1N1 finiscono sulle prime pagine, mentre le vittime della comune influenza stagionale (che sono molte di più) non vengono nemmeno menzionate?

Perché uno speculatore paga soltanto il 12,50 percento di tasse, mentre un imprenditore che produce ne paga oltre il 70 percento?

Se il lavoro aumenta la produzione e la produzione aumenta la ricchezza, e se il denaro serve a produrre di più tramite l’investimento, il quale crea occupazione, perché siamo così poveri nonostante l’intenzione di produrre di più e quella di creare occupazione?

Se abbiamo un debito pubblico così alto, perché il creditore non viene mai a riscuotere?

Perché costruire auto che corrono ai 200 km/h e poi fare le multe per eccesso di velocità?

Perché limitare il traffico per ridurre l’inquinamento urbano, invece di ridurre gli sprechi dei riscaldamenti? In questo modo quanto aumenta il fatturato delle aziende automobilistiche?

L’unica evidenza scientifica della teoria del riscaldamento globale è l’aumento di temperatura? Può la temperatura restare immutata senza aumentare e senza diminuire? Perché non si ricorda che nei secoli e nei millenni passati abbiamo raggiunto diverse volte temperature molto più elevate?

Perché tra il 1940 e il 1975 le temperature sono scese, nel pieno del boom industriale?

Il clima è impazzito? Uragani e tempeste aumenteranno? Il cancro è una cellula impazzita? La finanza è andata fuori controllo? Perché quando vogliono farci bere qualcosa tirano fuori la teoria del “tutto impazzito”?

Perché hanno dato il nobel per la pace a Obama, pur avendo aumentato le truppe in Afghanistan e pur avendo aiutato gli speculatori? Chi sarà il prossimo? Berlusconi?

Se Berlusconi odia tanto i comunisti perché ci sono tanti ex comunisti come Frattini o Bondi al governo?

Se in un decennio si sono sconfitte le BR perché la mafia è così difficile da eradicare?

Perché nel 1900 in America tre persone su cento morivano per problemi cardiovascolari mentre nel 1997 erano ben il 46 percento? (Fonte: National Center for Health Statistics and World Health Organization)

Perché nel 1900 tre persone su cento si ammalavano di cancro, mentre oggi sono ben quaranta su cento? (Fonte: National Center for Health Statistics and American Cancer Society)

IL POTERE DELLA TELEVISIONE

November 3rd, 2009

E’ curioso che un virus con un tasso di mortalità più basso di quello di una comune influenza stagionale possa creare panico tra la popolazione.
E’ curioso che le missioni di pace siano ora una ragione giusta per dichiarare guerra, quando un tempo le guerre erano sempre sbagliate.
E’ curioso che Berlusconi, sebbene nessuno sia completamente ignaro delle sue vicende giudiziarie, possa diventare presidente del consiglio.
E’ curioso che la par conditio abbia assunto le peculiarità di una “legge naturale”, quando prima del 1988 il termine nemmeno esisteva.
E’ curioso che Grillo, con un buona reputazione fino a qualche anno fa, dopo una o due campagne mediatiche, sia diventato per molti l’Uomo Nero dell’antipolitica.
E’ curioso che Israele, nell’Operazione Piombo Fuso, sia stata trasformata nella vittima, pur avendo massacrato un intero popolo.
E’ curioso che gli stupri siano diventati un problema nazionale dopo pochi giorni di campagna mediatica.
E’ curioso notare con quanta abilità sia stata allestita l’idea di una ripresa imminente, quando in realtà ci troviamo in una seconda bolla che sta per “scoppiare”.
E’ il potere della televisione e della stampa! Possiamo non credere a dei dati di fatto, ma possiamo credere a delle opinioni sbandierate in televisione. la TV è degna di fiducia, perché se la ascoltano tante persone, non può dire cose false. Ma chi controlla la televisione ha davvero interesse a dire soltanto cose vere?
Basta ripetere una bugia migliaia di volte per farla diventare una “verità”.
Una volta una persona mi ha risposto: “L’hanno detto in televisione… adesso allora ti credo”. Un’altra, in una diversa occasione, mi ha detto: “Non può essere vero, sennò ne avrebbero parlato in televisione”.
La televisione cancella interi campi di conoscenza, in questo modo. Cancella anche i ricordi e cambia la storia.
La gente non si ricorda delle pesanti critiche di Bossi a Berlusconi. Ora è un alleato.
La gente non si ricorda tutte le dichiarazioni di Berlusconi, ma l’importante è farle. Chi si prenderà la briga di andarle a verificare? E poi, tra un anno, nessuno si ricorderà più nulla.
La gente non ricorda che negli anni 70 si parlava di raffreddamento globale.
La gente si è dimenticata che cos’era la P2, perché questa parola è stata cancellata dai TG e dalle prime pagine.
La realtà è in questo modo manipolata a piacere, come vuole il padrone. I media importanti nel mondo non sono nelle mani di più di dieci persone. La storia può essere decisa dai vincitori, mentre le realtà scomode possono essere smontate e mistificate: basta trovare qualcosa di sbagliato (che c’è sempre) e criticarlo.
E’ giunta l’ora di svegliarsi dal profondo torpore, dall’ipnotismo dei media. Sono ancora poche le persone che cercano la verità sui libri e ancora meno quelle che quando ne aprono uno, cercano per prima cosa le fonti e la bibliografia. E’ più comodo sedersi davanti alla televisione e sorbirsi in stato di trance un mare di spazzatura. Non costa fatica e dopo un giorno di intenso lavoro, dove il tempo libero viene prosciugato dal traffico, è proprio ciò che il padrone vuole.
Certo, la libertà richiede un po’ di sforzo individuale, bisogna conquistarla, ma che mondo avremmo se tutti ci informassimo. Non ci si può nascondere di fronte alla conoscenza, il suo passo è inesorabile. Non dobbiamo neanche chiederci come fare per migliorare questo mondo, sarà il sapere a dirci come fare. E un giorno forse vedremo sorgere, oltre l’orizzonte, un mondo nuovo, senza crisi e senza inganni.